Trincerate nella carne
Non capita mai che utilizziamo questo spazio per la recensione di un libro. In questo caso abbiamo deciso di non tagliare ciò che risultava troppo lungo per le logiche dei social, riconfermando questo spazio come un luogo dove poter raccontare cosa succede dentro e fuori il rifugio senza dover necessariamente sottostare alla mano invisibile dell’algoritmo.
Questo libro parla di postporno.
Anzi parla di corpi.
Anzi parla di persone.
Persone che scopano.
Parla di tecnologie codificatrici che mediante architetture arcaiche vengono dirottate verso un destino rivoluzionario che giĆ sa di fallire in partenza.
Parla delle pieghe miasmatiche dei margini della societĆ che si fanno incubatrici di avanguardie telluriche.
Anzi non parla di niente di tutto ciò.
Oppure parla di tutto questo e anche molto di più.
Non so se posso dire di aver completamente colto il punto di un libro che mi ha profondamente entusiasmata, per limiti sicuramente miei, e per gap culturali e lessicali che ora avverto lāurgenza febbrile di colmare, per rituffarmi nellāillusione di poter osservare un riflesso delle avventure del postoporno barcellonese del primo decennio del millennio e che lāautrice ha contribuito ad animare attraverso performance, incontri, riflessioni, produzioni letterarie, artistiche, e, infine, accademiche.
Se la protagonista del libro ĆØ la scena, lāesigenza, il lascito del postporno, attraverso le pagine conosciamo anche le protagoniste del postporno stesso: un coacervo amalgamato, contraddittorio, ed entusiasmante di lesbich3, butch, sadomasochist3, froci3, trans, migranti, precari3 che hanno dato voce a sĆ© stesse, ai propri corpi, al sesso degenitalizzato, a performance dissacranti e spontanee.
La struttura del libro ĆØ estremamente coerente e tradisce un lavoro di ricerca accademico rigoroso (di un movimento per sua stessa vocazione per nulla serio e strutturato) che rende pungentemente fruibile lāargomento da qualunque posizionamento, storia, e background personali lo si affronti.
Nellāaffondare tra le pagine continuavo ad essere pervasa dalla sensazione dolceamara che se avessi potuto far leggere questo libro alla me della prima adolescenza, dilaniata dal reprimere il disagio di abitare un corpo che non sentiva suo, avrei avuto modo di farle sapere che quella dolorosa scomoditĆ non era necessario annegarla in un mare di alcol ed evitamento delle situazioni, ma che altre persone, per motivi altri e fra loro molto diversi, ci erano passate, ci stavano passando, ci sarebbero passate, e la avrebbero trasformata in una gioiosa rivoluzione dei corpi.
Ć forse questa la caratteristica che personalmente, dopo aver letto questo libro, sento come più potenzialmente esplosiva dellāesperienza del postporno, la sua funzione educativa e liberatrice.
Una lettura che sento di consigliare (ma che in realtĆ vorrei poter imporre) specialmente agli uomini cis ed etero.
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