Oggi parliamo di: Contro i confini
Non capita spesso che utilizziamo questo spazio per la recensione di un libro. In questo caso abbiamo deciso di non tagliare ciò che risultava troppo lungo per le logiche dei social, riconfermando il blog come un contenitore virtuale dove poter raccontare cosa succede dentro e fuori il rifugio senza dover necessariamente sottostare alla mano invisibile dell’algoritmo.
Contro i confini è un libro capace di trasformare la rabbia e lo sconforto che molte di noi provano di fronte alle ingiustizie subite dalle persone migranti e rifugiate in un progetto politico potente e radicale. Un progetto che propone un mondo che oggi fatichiamo persino a immaginare, quasi utopico: un mondo senza frontiere.
Gli autori di questo coraggioso manifesto abolizionista mettono a disposizione le proprie ricerche ed esperienze sul campo per raccontare come si è evoluto nel tempo il concetto di confine, quali conseguenze producono le frontiere e perché è necessario abolirle.
Lo fanno attraverso un percorso chiaro e lineare, che intreccia una serie di temi a prima vista poco collegati tra loro. L’obiettivo dichiarato è infatti quello di «uscire dai nostri compartimenti», mettendo in dialogo chi si occupa di migrazioni con femministe, antirazzisti, abolizionisti carcerari e chi si interessa di sorveglianza, dati e privacy.
Da questo intreccio emerge una conclusione: i confini non sono in grado di fermare le persone, ma sono strumenti di controllo e oppressione che finiscono per danneggiare tuttə.
Le frontiere sono infatti un’eredità del colonialismo che contribuisce a creare e perpetuare disuguaglianze razziali e di genere, rendendo alcune comunità più vulnerabili e maggiormente esposte allo sfruttamento. Ma le loro conseguenze non si fermano qui. I database, gli algoritmi e le altre infrastrutture tecnologiche sviluppate per il controllo delle frontiere possono essere estesi alla sorveglianza dell’intera popolazione, comprese le persone native, diventando strumenti per limitare diritti e libertà, come quelli di sciopero e di protesta.
Nei capitoli finali, Contro i confini non offre soluzioni miracolose né risposte preconfezionate. Gli autori avanzano ipotesi, sollevano interrogativi e provano a immaginare le possibilità concrete di una trasformazione radicale: costruire un mondo più giusto, in cui le opportunità e le condizioni di vita delle persone non siano determinate dal Paese in cui sono nate o dalla loro ricchezza.
«L’alternativa abolizionista è allo stesso tempo stella polare e necessità pratica».
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