Amare gli animali

Non capita spesso che utilizziamo questo spazio per la recensione di un libro. In questo caso abbiamo deciso di non tagliare ciò che risultava troppo lungo per le logiche dei social, riconfermando questo spazio come un luogo dove poter raccontare cosa succede dentro e fuori il rifugio senza dover necessariamente sottostare alla mano invisibile dell’algoritmo.

“Denaturalizzando o queerizzando l’animale – o meglio, le specie compagne – possiamo prendere sul serio l’idea che gli animali non siano semplicemente degli oggi della natura, ma degli agenti storici a pieno titolo. Non sono simboli e nemmeno metafore: la complessità delle loro vite è degna di ammirazione, così’ come i loro bisogni, desideri e preferenze sessuali. In altri termini, la zoosessualità potrebbe offrire dei modelli libidici alternativi.” “(…) quello che distingueva una persona che commetteva crimini di bestialità da un allevatore era una differenza di ordine biopolitico”.

Amare gli animali di Joanna Bourke — importante storica, femminista e autrice anche su temi legati alla violenza di genere — è veramente uno dei libri che più mi ha incuriosito, destabilizzato ed estasiato negli ultimi tempi.

Questo perché parla di zoofilia o – come la chiamano i suoi detrattori per demonizzare a priori l’”eccessiva” promiscuità tra umano e (altro)animale — bestialità. Nonostante il sesso con gli altri animali sia rappresentato diffusamente in libri, film, opere d’arte, si tratta infatti ancora oggi di un tabù apparentemente insormontabile.
L’autrice si tuffa a capofitto in questo rovo spinoso restituendoci una panoramica completa della “storia moderna degli incontri sessuali tra umani e altre specie”.
Lo fa partendo dalle basi, ovvero dal resoconto storico delle motivazioni che hanno da sempre spinto le comunità umane — tramite le loro istituzioni religiose e laiche — a criminalizzare la bestialità, non mancando di portare esempi concreti e sottolineandone le contraddizioni di fondo.

La violenza sugli animali è sicuramente fra queste e il tema viene affrontato nella parte centrale del libro. E’ un capitolo difficile ma indispensabile. Questo perché, come sostiene l’autrice, la maggior parte delle interazioni tra umani e altri animali è di natura violenta e ci sono multiple connessioni con la violenza di genere su donne e ragazze. Si parla anche di consenso e di come si complichi la questione quando si ha a che fare con gli altri animali.

Bourke infatti ci fa uscire dall’impasse filosofico e morale e dalla polarizzazione di opinioni sulla bestialità, applicando sapientemente i queer studies: occorre in sostanza concepire un amore e una sessualità che rifiuti modelli eteronormativi, fallocentrici e, in questo caso, antropocentrici e che si basi più su una vera e propria “apertura all’alterità”. Facendo ciò, si può arrivare ad una piena comprensione dell’altro animale — umano e non — instaurando rapporti non violenti, ma di cura e rispetto reciproci.

In questo contesto il libro non manca di rispondere anche alla domanda chi è uno zoofilo? E’ una persona con una malattia psichiatrica? La zoofilia è una parafilia oppure un orientamento sessuale minoritario come sostengono i membri stessi della cosiddetta comunità zoo?
Amare gli animali è un inno all’ amore post-umano (che non a caso è anche il titolo del capitolo finale), ovvero un amore che supera le barriere di specie e che si manifesta in discontinuità con i modelli attuali ed egemoni.

Amare gli animali, Joanna Bourke, Meltemi (2024), 210 pp., 18 € 

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